Il magico potere delle domande

Qualche tempo fa, in seguito ad una chiacchierata con alcuni giornalisti, Einstein pronunciò più o meno le seguenti parole: “Se avessi a disposizione solo un’ora per risolvere un problema, impiegherei 55 minuti per formulare la domanda giusta”.

Da questa semplice, ed apparentemente innocua, affermazione si può dedurre che, non sono tanto le risposte a fare la differenza nelle situazione familiari, personali, sociali, lavorative e professionali, ma le domande, o meglio, le domande giuste.

Spesso ci si confronta con le situazioni, che la vita ci presenta, assumendo un atteggiamento di totale resa ed abbandono, senza nemmeno capire se esiste un modo per migliorarle e renderle in qualche maniera più sostenibili, negando così, attraverso la formulazione delle domande, di manifestarsi come essere, a tutt’oggi, ancora il sistema più produttivo.

Le interrogazioni, che rivolgiamo a noi stessi, sono senza dubbio uno strumento molto potente per andare alla radice dei problemi, e anche per trovare la strada ideale che ci permette di migliorare la nostra condizione di vita. Possiamo dire che, con questo metodo molto semplice ed economico, saremo in grado di connetterci con la parte più profonda di ognuno di noi e dalla quale verranno diffuse, in maniera chiara, tutte le risposte che stiamo cercando.

Per ottenere la massima efficacia da questo potente mezzo, è indispensabile che la formulazione permetta non una risposta soltanto ma una serie di cosiddette risposte multiple o aperte. Questo significa che le soluzioni possibili saranno più di una e comunque tutte valide, aumentando in questo modo e in maniera considerevole il ventaglio delle opportunità in merito ad un determinato e specifico argomento.

Domande che possono avere come risposta un semplice “” o un “no” sono domande chiuse e che in questo contesto è preferibile non prendere in considerazione lasciando spazio, invece, a tutte quelle domande che, per potersi definire aperte o a risposta multipla, devono iniziare prevalentemente con “come”, “cosa”, “in che modo” e “perchè”.

Entrando nel dettaglio, si può, a titolo di esempio, cercare di trovare una soluzione ad una circostanza che necessita di un cambiamento. Con le domande chiuse del tipo: “E’ giusto fare in questa maniera? Ci sono opportunità di miglioramento? Abbiamo speranze di crescita?” ci si troverà inevitabilmente a girare come delle trottole senza ottenere la benchè minima risposta utile, e con un dispendio di energie, soprattutto mentali, notevole.

Domande aperte del tipo: “Cosa posso fare per migliorare questa situazione? Come posso procedere per ottenere quel risultato? In che modo è possibile raggiungere l’obiettivo? Perchè è opportuno migliorare l’attuale stato delle cose?” danno certamente una marcia in più per quanto riguarda la gamma di opportunità adatte a raggiungere lo scopo, lasciando alle risposte stesse la libertà di manifestarsi nei modi e nei tempi più ottimali.

Ecco che, nel momento in cui si presenta la necessità di trovare in maniera fruttuosa e produttiva una soluzione a un determinato problema, o anche solo per migliorare in maniera continua una situazione presente, la formulazione delle domande a risposta aperta diventa uno strumento indispensabile e molto produttivo da sfruttare in tutte le sue potenzialità.

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