Gelosi della propria conoscenza? Un danno enorme per l’azienda

Essere esperti, bravi, professionali ed altamente competenti in un settore, in un’area specifica o semplicemente nel proprio lavoro non equivale necessariamente a contribuire a far crescere l’azienda per la quale si lavora e si svolgono degli incarichi.

L’atteggiamento che si trova, ahimè, molto diffuso nelle realtà aziendali è ancora quello di trattenere per se le proprie risorse o centellinarle quasi come fossero elementi vitali per la stessa sopravvivenza. Tale comportamento, anziché portare vantaggi a tutti i livelli nell’ambito della crescita, porta inevitabilmente alla carenza di tutti quegli elementi fondamentali e molto importanti che determinano il successo di un progetto, di un’idea o semplicemente di un’intuizione.

Ora, rimane da chiedersi il perché le aziende rinuncino ancora ad evolvere, con del potenziale già pienamente fruibile, ma rimangano impantanate in una situazione che le danneggia continuamente. Avere a propria completa disposizione un’auto sportiva per guidarla sempre con il freno a mano tirato non è proprio sinonimo di efficacia e di crescita, e a questo punto qualche domanda bisognerebbe iniziare a porsela.

Una risposta molto probabile, con la consapevolezza che un’analisi più approfondita può certamente portare a risultati differenti ma altrettanto condivisibili, si può certamente fornire analizzando il clima generale all’interno delle aziende. In maniera, purtroppo, ancora molto frequente, si trovano situazioni di competizione negativa (che non ha nulla a che fare con la sana e costruttiva competizione) dove, per riuscire a ricevere dalla proprietà considerazioni via via maggiori e per il semplice motivo di mantenere il posto di lavoro ecco che subentra la strategia mentale di pura sopravvivenza. La giustificazione più comune che spesso mi sono sentito dire è stata “se non mi espongo completamente non mi possono licenziare, e farò sempre bella figura con il titolare o il responsabile perché avrò ancora cartucce da sparare al momento buono”.

Come si può ben capire, il tema si fa sempre più complesso, andando a coinvolgere direttamente l’area culturale del sistema lavoro, fondato ancora, purtroppo, sulla paura e sui ricatti morali più o meno velati.

Un’azienda, per potersi definire contemporanea, alla continua ricerca della crescita, della prosperità e dello sviluppo a qualsiasi livello, deve prima di tutto porre le basi per un cambio culturale che permetta di vedere il lavoro non più come un mero strumento per la sola sopravvivenza personale, ma come un organismo in grado di coinvolgere in maniera potenziante e costruttiva tutti gli aspetti della persona che collabora.

Si tratta certamente di un lavoro molto complesso e che necessita di tempi non proprio brevi per essere attuato, ma è necessario e indispensabile iniziare a farlo se si vuole continuare a crescere. Bisogna cominciare a prendere in seria considerazione che tutte le risorse e iniziative impiegate per mantenere una cultura del lavoro oramai obsoleta potranno solo che andare perse.

In questo particolare momento storico, gli investimenti migliori che si possano fare e che ci introdurranno a risultati di prosperità a qualsiasi livello, sono quelli relativi alla condivisione, alla comunicazione, alla partecipazione, alla gioia, all’entusiasmo e alla fiducia.

Le persone devono sentirsi ogni giorno premiate e spinte a lasciare andare e condividere pienamente e con gioia le proprie conoscenze e i propri valori. Devono avere una fiducia persistente sul fatto che ogni loro contributo costituirà un passo molto importante verso una crescita dai benefici condivisi. Solo così un’azienda riuscirà a procedere in maniera determinata e sicura sulla strada del successo.

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