Avanti a tutta o fermarsi a riflettere?

L’atteggiamento e il modus operandi ancora in voga, applicati soprattutto, e non me ne vogliano, dalle aziende italiane, è basato in particolar modo sul fare tutto e subito e nella maniera più veloce possibile.

E’ ancora mentalità diffusa che, se si fanno le cose in fretta hai lavorato bene, sei una persona che lavora sodo, sei bravo, sai fare fatica e così via con questo tenore, mentre se ti fermi a riflettere, a pensare, a capire il modo migliore per fare una determinata operazione che porti poi vantaggi per tutti, diventi uno scansafatiche, sei una persona che perde tempo, non sai guadagnarti il pane, che si permette di mettere in dubbio l’operato di quelli con più anni ed esperienza di te, e via di questo passo.

Succede poi che nel momento in cui, e solitamente perché si è arrivati ad un punto molto critico per l’impresa, si eseguono riflessioni e valutazioni basate sui dati, risulta che determinate modalità lavorative devono essere classificate come controproducenti, prive di valore, generatrici di sprechi e altamente dannose per la vita stessa dell’azienda.

La rapidità, la velocità di esecuzione di operazioni e il non fermarsi mai perché altrimenti si perde solo tempo, non devono essere il risultato che trova giustificazione nella classica frase “ eh ma si è sempre fatto così”, ma il frutto di una attenta e rigorosa serie di analisi che valutano l’efficienza e l’efficacia di cosa si fa, di come lo si fa e, soprattutto, perché lo si fa.

Determinate concezione e modi di lavorare potevano benissimo essere adatti, idonei e altamente produttivi negli anni passati in cui sono stati applicati, ma il mondo del lavoro in generale e le relative modalità operative e di inserimento hanno subito nel tempo dei cambiamenti non indifferenti e, soprattutto negli ultimi 10 anni, frequenti e repentini cambi di ritmo impressionanti. Essere flessibili e perennemente in grado di adattarsi e stare al passo con i cambiamenti sta diventando sempre di più un lavoro a tutti gli effetti, che deve riuscire a mettere le aziende nelle condizioni migliori di poter operare in maniera efficiente in un mercato che cambia identità quasi quotidianamente.

Fermarsi a riflettere per valutare le azioni migliori da fare e per scongiurare il rischio di “andare a sbattere contro un muro e farsi del male” sta diventando un’assunzione di presa di coscienza sempre più frequente e una consuetudine vincente. Con scenari che cambiano in continuazione e dalle tempistiche molto strette, risulta molto difficile, se non addirittura impossibile, che tutte le azioni che si facevano con profitto fino alla settimana scorsa possano essere ancora di valore oggi. Il contesto generale, dalla settimana scorsa, risulta completamente cambiato e bisogna adeguare ed adattare le azioni di intervento affinché rimangano sempre con un indice di successo molto alto.

Bisogna entrare nell’ordine delle idee che, nell’attuale periodo storico, anche l’azione apparentemente più insignificante può essere determinante nel portare al fallimento o al successo. Non sono le ore dedicate a interminabili riunioni, e che possono portare all’immobilismo, a fare la differenza, ma la capacità e la voglia di imparare a sviluppare lo spirito di osservazione, percezione, analisi, valutazione, scelta ed azione. E tutto questo si può ottenere con la pratica costante sul campo e molto allenamento.

Parafrasando un concetto molto caro a Sakichi Toyoda, considerato il padre della rivoluzione industriale Giapponese e fondatore di Toyota, “prima si riflette, si valuta e si definisce la strada migliore da fare, e solo dopo si può andare avanti a tutta!

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